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giovedì 1 marzo 2012


Il paese delle sorprese: una nuova Graziella.


Accompagnandola a casa alle tre di notte, Giovanna era rilassata, ma stranamente silenziosa e non volli entrare nei suoi pensieri. Avevo già i miei e mi bastavano. Stavo pensando a Graziella, su al paese e anche che, pur avendo da poco fatto l’amore, mi stavo quasi eccitando all’idea di riuscire a fare sesso con lei. Non era la prima volta che mi succedeva di trovarmi in uno stato simile. Mi era già capitato parecchie volte che, poco dopo essere uscito una situazione dove avevo avuto un orgasmo anche molto piacevole e intenso, mi trovassi intento ad ammirare con eccitazione una donna che scendeva da un’auto scosciando o che seduta di fronte a me in tram accavallasse le gambe.






Ora però esaminavo questo comportamento con nuova curiosità: inutilmente, perché archiviai subito il quesito con l’etichetta” Normali Impulsi di una Sana Sessualità”. Intanto eravamo fermi sotto casa di Giovanna, guardandomi sorridendo mi disse: ” dopo questa serata credo che sia io che dovrei fare quattro parole con qualche collega, non so proprio cosa mi sia preso, mi spiace.” Inutile risponderle, la salutai con un bacio e una carezza. Senza riflettere, partii dirigendomi verso l’ingresso dell’autostrada per Bergamo. Alle quattro entravo nel lettone della mia ex cameretta da ragazzo, curioso di rivedere l’indomani Graziella e magari anche Renata e Lidia. Dormii come un sasso fino alle undici, poi con una passeggiata di una ventina di minuti raggiunsi la cooperativa della bocciofila appena fuori il paese. Renata, mi venne incontro salutandomi con allegria e quasi senza meravigliarsi di vedermi lì, sicuramente Graziella le aveva anticipato la mia presenza al paese. Uscì anche Lidia che si unì ai saluti con più austerità. Stava preparando il giardino e i tavoli per una grigliata in programma la sera. Erano cambiate poco, due belle ragazze in jeans e maglietta. Entrambe in forma splendida, abbronzate e con un corpo in linea, da ventenni. Una più solare, l’altra più timida. Mentre aspettavo un caffè a un tavolino, arrivò Graziella a bordo di un Cherokee, nuovo, nuovo, con i rifornimenti per la grigliata. Scese dall’auto e quasi mi corse incontro abbracciandomi e baciandomi sulle guance sotto gli sguardi un po’ stupiti delle amiche. Era da prendere lì, subito, appoggiata al parafango dell’auto, come avevo fatto con Giovanna poche ore prima.






Un vestitino nero a fiori bianchi, corto, svolazzante e abbottonato davanti fino a una scollatura che lasciava vedere due seni che stavano benissimo su da soli. La testa di riccioli biondi scarmigliati e ai piedi Superga bianche. Guardandola di schiena abbassarsi nel baule per prendere pacchi di braciole e costine, rischiai di avere un’erezione. All’ora di pranzo Renata e Lidia andarono a casa dai mariti e rimase solo Graziella, il figlio ventenne era all’università e non sarebbe rientrato per il fine settimana. Due toast, due birre e seduti all’ombra dei pini Graziella sembrava impaziente di farmi domande e ancor di più di rispondere alle mie sui pettegolezzi di paese. Esordì con: ” dov’eri sparito? l’altro ieri eri qui e non ti ho più visto.” risposi ridacchiando con l’aria del più consumato strapazzafemmine :”ero tornato a Milano, sai, avevo un’orgetta in un club di scambisti e una psicologa da soddisfare..!” Rimase un attimo indecisa se credermi o no. “beh cosa credi anche qui si fanno le orgette” e mi spiattellò le prime notizie sulla milanese della villa al Poggio, del medico nano e di chiacchieratissime feste per partecipare alle quali arrivavano occupanti di numerose auto targate Milano e Brescia. E io subito:” e tu ci sei mai stata?” Rise senza arrossire e riprese come un fiume in piena:” no purtroppo, le uniche  trasgressioni che mi posso permettere sono quei quindici giorni a Riccione con Lidia e Renata, da sole, ormai un’abitudine che abbiamo da una vita, lì ci scateniamo veramente, poi ritorniamo nella clausura del paese, io sono sola e loro con due mariti che ormai non le scopano più da anni, non è che a me prima andasse meglio, dopo qualche anno di matrimonio, già non mi guardava più, poi è andata come è andata, a Lidia però è andata ancora peggio, dopo due anni hanno scoperto che lui non poteva fare figli, ha cominciato a bere è diventato impotente e pensa solo al lavoro, Renata non è messa meglio, anzi, sa che Riccardo a un’amante a Bergamo e non si separano giusto per non dare dispiaceri ai genitori e alle figlie”. Aveva parlato tutto d'un fiato, si era accalorata con queste rivelazioni e parlando aveva appoggiato una mano sulla mia, poi buttò giù un bel sorso di birra. Toccava a me:” allora visto che sei abbronzata immagino che sei tornata da poco dal mare e dalle tue “trasgressioni”… sarai rilassata allora? Che strano! Io e Graziella, quando avevamo quindici, sedici anni, ci salutavamo appena e ora eravamo lì, passati i quarant’anni a farci confidenze come vecchi amici. Le dissi “Sai che da ragazzini quando ti sedevi con Renata sul muretto davanti a casa mia, con quelle mini vertiginose che lasciavano spesso vedere le mutandine, vi guardavo dal giardino e poi correvo in camera a sbirciare da dietro la tenda e farmi le seghe?






Ora la sua mano era tornata sulla mia e la stringeva quasi.” credi che non ce ne accorgessimo? saremo state ragazzine di paese, ma mica tonte, lo facevamo apposta ed eravamo sicure di quello che andavi fare quando sparivi, sì è vero, c’era freddezza fra noi ragazzi del paese e voi milanesi, quasi una rivalità, però sotto sotto noi sognavamo di farci qualcuno di voi e probabilmente qualche milanesina schizzinosa, pensava ai muscoli dei nostri ragazzini, per le trasgressioni di quest’anno a Riccione, quasi non le ricordo più è già iniziata la clausura.” Le feci l’ultima domanda, senza avere risposta, perché erano tornate Renata e Lidia :” ma tu chi ti saresti fatta di noi ragazzini milanesi?”. Sorrise soltanto e si alzò per aiutarle a preparare.



La grigliata

Tornai a casa e mi buttai sul letto pensando al passato, dopo pochi minuti dormivo. Alle sette si alzava una colonna di fumo dalla griglia e mi ritrovai ancora lassù con mezzo paese intorno, tutti trepidanti di buttarsi sul mangiare, bere e poter iniziare il torneo di bocce, rividi amici quasi dimenticati e piacevolmente mi feci coinvolgere dall’atmosfera allegra. Le chiacchiere, il vino la carne arrostita, bambini che correvano, le figlie sedicenni di Renata che già facevano sbavare i ragazzini del paese e non solo loro. Una simpatica confusione nella quale stavo bene e che si protrasse fino alle 10; poi, spostati i tavoli, tutti in pista a ballare con vecchio juke box, mentre Graziella e le due amiche correvano dal bar con birre, mezzilitri e amarini. Polke, mazurke, twist, un tuffo nel passato, che tutti gradivano. Quando si calmò un po’ il casino e i vecchi cominciavano a dirigersi verso casa, suonavano un  motivo di Gino Paoli, la pista improvvisata era ancora piena, Graziella servì da bere proprio al mio tavolo così le chiesi se riusciva a concedermi un ballo. Accettò ridendo. Abbracciati i nostri visi desideravano  un contatto, impossibile sotto gli sguardi di tutti, ma i nostri bacini erano incollati e sentivo il suo calore attraverso il vestitino leggero, era rossa in viso e sudata per il lavoro e per l’eccitazione. Certo che nessuno potesse ascoltare, avvicinandomi al suo orecchio le dissi:” sai che non sono mai riuscito a dimenticare quella volta di notte al lavatoio, da ragazzini, quando i nostri occhi si sono incrociati, mentre tu eri inginocchiata davanti ad Enrico e …” non riuscii a finire la frase perché un’erezione violenta mi costrinse a spingere il mio bacino contro di lei”. 






Reagì assecondando la mia spinta e rispose:” non posso non ricordarlo perché ci siamo guardati negli occhi proprio mentre Enrico mi stava venendo in bocca. Tu non potevi immaginarlo …” La provocante schiettezza di Graziella mi eccitò ancora di più. Finì il disco e feci fatica a ritornare in mezzo al  tavolo con l’erezione che non si calmava, così andai a vedere la premiazione dei giocatori di bocce, mi rilassai e poi tornai dagli amici. Dopo  una decina di minuti arrivò Graziella che se ne uscì con un “ c’è qualche mister muscolo che mi può aiutare a cambiare il fusto della birra in cantina?”Mi alzai dicendo “ va beh sono l’ultimo arrivato e mi sa che mi tocca”. La seguii dietro il bancone del bar giù per una scaletta ripida, come fummo sul pavimento di terra umida si mise di fronte a me, mi posò le mani sulle spalle spingendomi contro la parete, alzandosi sulle punte dei piedi avvicinò la sua bocca alla mia e saettando con la lingua entrò a cercare mia. Le sue mani intanto avevano già slacciato la cintura dei  miei jeans e trafficavano coi bottoni, prima che riuscisse a liberarlo, il mio sesso era già in uno stato di eccitazione spaventosa e umida. Scivolò in ginocchio prendendolo con la mano e facendone uscire la punta, mi aspettavo il caldo della sua bocca invece lo baciò solo con le labbra e mi disse con una piacevole volgarità :” proprio un bell’uccello!” 






Poi finalmente sentii quel caldo che desideravo. Era decisamente un’esperta di quella manovra e non sarei resistito a lungo, ma non volevo proprio venire così, cercai di rialzarla per le spalle senza successo, allora la presi per i capelli ricci e la tirai su quasi con forza, cercando la sua bocca salata, le alzai il vestito e il mio sesso scivolò di scatto fra le sue cosce fermandosi allo slip. Mentre cercavo di farmi strada per entrare in lei mi disse:” no, qui così in fretta no! posso venire a dormire da te sta notte? Sempre che non hai qualche amica che già ti sta aspettando a letto.” Risi e la baciai ancora. Mentre risaliva la scaletta non riuscii a resistere alla tentazione di abbracciarla da dietro e infilarle una mano nelle mutandine. Erano bagnate. Le sfiorai il clitoride solo una volta mentre con la testa era già sotto in banco del bar.






Nessuno poteva vederci. All’una ormai la festa era sul calare, qualcuno insisteva a chiedere da bere, mentre Lidia e Renata iniziavano a impilare le sedie, la chiusura toccava a loro. Mi alzai per avviarmi a casa e Graziella a voce alta, per farsi sentire da tutti “ vuoi un passaggio in macchina, fra un minuto vado in giù anch’io.” Nel breve tratto mi disse solo: “ ti lascio davanti a casa tua, vado a mettere l’auto nel box mentre mi vedono ancora quelli che passano, poi vengo da te, lascia aperto il cancelletto dietro, sul vicolo, da lì non mi vede nessuno”. Aveva pensato a tutto lei.


Un lungo  notturno al chiaro di luna

Mi sedetti sul dondolo in giardino per aspettarla e approfittai del fresco che era sceso per accendermi una cannetta che mi ero già preparato e che non avevo ancora potuto inaugurare. La luna piena colorava il verde delle piante e del prato tingendolo di grigio argento, mi godevo profondamente quei momenti quando due mani calde si appoggiarono sulle mie spalle, scendendo dentro la camicia. Graziella si sedette in fianco a  me mettendo       la testa riccia sulle mie gambe, in silenzio per alcuni muniti, poi surrurrò:” non è che hai mangiato le costine con le mani?” Non capivo! Così aggiunse:” ti si è appiccicata la canna fra le dita?” Risi di gusto e gliela passai, per non rivederla più. Ci baciammo ed entrammo in casa salendo verso la mia camera, passando davanti al bagno mi chiese di  fare una doccia per togliersi l’odore di grigliata. La lasciai lì ed entrai in camera, chiusi la finestra e lascia aperte le tende per far entrare la luce della luna. Dovevo solo aspettarla. Come? Si poneva la ridicola domanda che ogni uomo si sarà posto in quella situazione. Nudo sopra le coperte, magari con una bella erezione? Cazzata ridicola. Nudo sotto le coperte. Peggio. Optai per rimanere con i soli jeans slacciati e steso sul letto. Entrò silenziosa portando una ventata di profumo maschile, il mio, la guardai, i suoi cinquanta chili e il metro e sessantadue sparivano nel mio accappatoio scuro, si sdraiò a pancia sotto, in fianco a me, senza toglierselo. Mi accarezzò il petto e sentii i suoi capelli umidi solleticarmi, scese con la mano nei miei pantaloni aperti e accolse nella mano il mio sesso che stava crescendo. Con la bocca sul mio collo mi sussurrò: “ …ma è vera la storia che sei andato a Milano per fare un orgetta in un locale con la tua amica? Mi racconti cosa avete fatto?” Iniziai a raccontarle di Giovanna, mi prese una mano e se la portò sotto il suo corpo fra le gambe. Non dovevo fare altro che tenere il medio alzato fra le sue labbra. Era lei a muovere il bacino e farsi raggiungere il clitoride. Raccontavo mentre si masturbava sulla mia mano e mi accarezzava lentamente il pene. 






Il suo bacino accelerava, rallentava, si fermava. Forse veniva irrigidendosi ogni tanto oppure si fermava un attimo prima dell’orgasmo, sulle mia dita colava il suo piacere. Le parlai dei giochi con Marcella, al cinema e in auto e finalmente a quel punto spostò una gamba sulla mia e finì per sdraiarsi su di me. Volevo baciarla, ma mi disse di continuare a raccontare, aprì le gambe e si rialzò sedendosi sul mio ventre sfregando il suo sesso umido sui miei peli. Arrivava a sfiorare appena la punta del mio sesso che faceva capolino dalla cintura dei jeans, intanto si strizzava fra pollici e indici i capezzoli. Salì lentamente sfregando il bacino sul mio petto, il mento, la barba e finalmente si fermò sulla mia bocca dove la mia lingua la stava aspettando. Aderiva perfettamente e Graziella togliendosi l’accappatoio facilitò il mio leccare portando una mano sul suo sesso e porgendomi il clitoride stretto fra indice e medio. Venne violentemente, singhiozzando scossa da fremiti lunghissimi, si sedette di peso sulla mia bocca agitando il bacino e cercando il piacere sulle mie labbra, i miei denti, quasi non riuscivo più muovere la lingua. Crollò su di me e cercò il suo sapore nella mia bocca con la sua lingua. “parla ancora mi ecciti da morire” lo disse mentre mi sfilava i pantaloni e impugnandolo con una mano, affondava la sua bocca sul mio sesso. Era decisamente brava in quella operazione, non voleva farmi venire, solo impazzire di piacere e sapeva come riuscirci. La girai col sedere verso di me e la penetrai con le dita davanti e dietro, con due dita curve dentro il suo sesso trovai un punto che la faceva venire e non lo mollai più. 

 Era instancabile e rinunciò a continuare con quegli orgasmi manuali solo per girarsi e accompagnare il mio sesso dentro di lei, gli scese sopra lentamente, rialzandosi per poi risprofondare, rialzarsi ancora e, tendendolo con le dita, sfregare la punta fra le labbra, sul clitoride per poi sentirlo scivolare ancora dentro. Io ero entrato in quella fase di eccitazione che potrei definire “ anorgasmica” probabilmente la prostata si gonfia così tanto che mi diventa impossibile raggiungere l’orgasmo, rimango in uno stato di erezione e piacere continuo. Graziella ora si era seduta completamente sul mio sesso e la mia punta toccava la fine del suo utero, sembrava in trance. 
Mi prese le mani e me le portò sui seni dicendomi con voce strozzata:” strizzami forte  i capezzoli e parlami ancora delle porcate che hai fatto”.  Roteava   il bacino e spingeva, mi sembrava di sfondarla, era completamente in preda al piacere e si mise a premere e massaggiare forte con due dita un punto della sua pancia che corrispondeva alla fine del mio sesso dentro di lei. Portò l’altra mano dietro di se, e pensai che volesse penetrarsi insieme al mio pene, invece le servì solo per inumidirsi il  medio e per introdurselo nell’ano.

Mi urlò quasi “ stringili di più che sto venendo” buttò la testa in dietro con un rantolo soffocato, si mise a tremare e sbuffare come un animale ferito, ribaltando indietro gli occhi. Per un attimo pensai che stesse collassando, ma subito dopo si riprese rallentando i movimenti e sentii scendere il suo umore lungo il mio sesso, non smetteva più e mi resi conto che doveva essersi così massaggiata la vescica che ora stava scendendo una fiume di pipì. Feci appena in tempo ad afferrare l’accappatoio e tamponare. Non riusciva smettere di venire e di farla, ora si era sollevata e il mio pene scivolava su e giù  in quella cascata calda. Improvvisamente sentii il mio orgasmo partire con un calore fulminante dalle natiche e dirigersi nel ventre, nell’uretra e liquefarsi in sperma che esplose dentro di lei. Urlai con lei e fui preso da una serie interminabili di scatti nervosi che mi fecero pensare” qui invece di venire, mi sa che ne vado”.

La Pausa

Era quasi l’alba. Graziella era cotta e stralunata, io avevo la vescica che esplodeva e dolori alla pancia per un orgasmo così a lungo trattenuto, passai in bagno e mi ficcai sotto una doccia appena tiepida, sedendomi per terra. Non so quanto vi rimasi, ma ricordo che pensai: “forte però la Graziella, davvero una piacevole sorpresa” in pratica da sola aveva condotto un gioco ben riuscito e a me non dispiace ogni tanto far guidare ad un altro. Ritornai sul letto ancora umido avendo trovato solo un asciugamano da viso, lei frugando nella cassettiera aveva rimediato un telo da mare che lasciò una scia di odor di canfora. Entrò nella doccia. Non  amo fumare ne in camera ne a letto ma quella sera feci una eccezione e mi rollai un’altra cannetta, ci voleva proprio. Tornò in fretta e ci infilammo sotto il lenzuolo, avrei voluto addormentarmi ma il racconto che Graziella decise di farmi, mi fece passare il sonno, anzi stuzzicò ancora un idea. Che la serata non fosse ancora finita?

Graziella racconta

A tredici anni lei e Renata avevano deciso di imparare a baciare con la lingua e non trovarono strano fare esperimenti fra di loro, il collaudo con i ragazzini fu positivo, molto positivo. A quattordici provarono il brivido di una mano maschile che si intrufolava nelle loro mutandine e subito dopo pensarono di scoprire cosa ci fosse in quelle dei ragazzini. Solo Lidia era rimasta indietro sul corso accelerato, anzi non l’aveva proprio iniziato. Le due amiche decisero che era meglio perfezionarsi con ragazzi un po’ più grandi e soprattutto non del paese, così negli ultimi posti della corriera che nel tardo pomeriggio le riportava dalle scuole medie di Bergamo, Graziella e Renata impararono con due ragazzi di terza a cosa poteva anche servire la bocca.






Poi Graziella commise il primo sbaglio della sua vita, nel confessarsi al sessantenne Don Cesare prima della comunione domenicale obbligatoria, raccontò tutto e le vennero chiesti anche dettagliati particolari. Al  pomeriggio della domenica il solerte parroco, la chiamò dall’oratorio e la fece salire in canonica. Si ritrovò  prima con una mano più grande e fredda nelle mutandine, poi con in bocca qualcosa di più flaccido di ciò che conosceva, ma che alla fine emise una enorme quantità di succo acido, ben superiore a quanta ne avesse mai provata. L’esperienza non la sconvolse particolarmente, disse solo a Renata di non confessare certe cose al sacerdote, perché si arrabbiava.

A sedici anni persero entrambe la verginità grazie all’intervento di due ragazzi del paese che poi avrebbero sposato.

Solo che Graziella era con quello che avrebbe sposato Renata e lei col futuro marito di Graziella. Scherzi del destino. Questo mezzo fidanzamento durò solo qualche mese, poi si accorsero che era meglio invertire le parti, la più carina del paese col belloccio e la mingherlina con il più cannaiolo. Uno scambio di coppie ante litteram. Renata era più fedele e più controllata dal fidanzato, Graziella molto meno e non rinunciò mai a qualche esperienza allettante. Infatti a diciotto anni accettò una relazione breve, ma rischiosa col postino e una ben più lunga col salumiere cinquantenne che assomigliava ad Alain Delon, ed aveva una moglie  trentenne. Storia tormentata, ma molto gratificante, il tipo oltre che bello scopava da vero maestro ed oscurava come dimensioni e prestazioni la pochezza del fidanzato e futuro marito di Graziella. Fu il suo personal trainer sessuale, dopo le prime volte in macchina si trovano al pomeriggio in un albergo a Bergamo. Neppure il matrimonio che le tre amiche decisero di celebrare assieme nello stesso giorno pose fine alla relazione di Graziella col suo amante. A vent’anni arrivò la sorpresa, il bel salumaio le disse che la moglie era dalla suocera in un altro paese lontano e l’invitò per una sveltina in casa sua. Il pizzicagnolo era riuscito non solo a far digerire alla moglie la relazione con la giovane amante, ma l’aveva convinta ad un incontro a tre.
Così Graziella se la trovò nel letto già in guepiere e entrambe si occuparono di soddisfare le esigenti fantasie sessuali del maschio trasgressivo. Riuscirono solo a rifiutarsi di avere un rapporto lesbico che lui tanto desiderava ammirare.

(A questo punto del racconto, Graziella giocherellava con il mio sesso che si stava rianimando, io mi limitavo ad accarezzare i suoi seni e i capezzoli che si irrigidivano.)

A ventun anni nacque Luca, lei chiuse la relazione  clandestina  e i rapporti col marito iniziarono a diradarsi. Anche Renata lamentava un calo di desiderio del marito, così accettò l’idea della amica di rianimare il menage sessuale di entrambe le coppie proponendo ai rispettivi mariti di vedere un film porno dopo una cena ben innaffiata dal vino. 






Durante la visione iniziò Graziella a portare un mano del marito fra le sue gambe, poi a toccarlo e masturbarlo. Renata seguiva copiando i passaggi dell’amica e in breve si ritrovarono a scopare in salotto. Si trasferirono in camera da letto dove finalmente i mariti la capirono proposero di riprovare a fare sesso con le ex fidanzate. Esperienza quasi disastrosa perché, mentre Graziella godeva tranquillamente col marito di Renata, questa aveva grossi problemi col suo ex che non funzionava a dovere. Dopo questa parentesi inutile, Graziella prese a masturbarsi spesso perché la frequenza dei rapporti col marito aveva preso una cadenza semestrale.


Ne la consolava il fatto che Lidia le avesse confessato che ormai il suo di “marito” aveva chiuso definitivamente col sesso.
                                                                                                                                         (Nel frattempo la mano di Graziella mi aveva riportato ad una completa erezione, ma quando cercai di raggiungere il suo sesso lo trovai già occupato dall’altra sua mano, si accarezzava le labbra ed il clitoride ancora gonfi e arrossati, rifiutando il mio intervento.)

Quando le gemelline di Renata avevano cinque anni ed il figlio di Graziella ormai dieci, le tre amiche decisero che a giugno un paio di settimane di mare avrebbero fatto bene a loro e alla prole, ai mariti no di certo. Riccione, giugno, meta tentatrice di giovani sposine, con la complicità del padrone della pensione e di una cameriera, iniziarono ad uscire alla sera per andare a ballare. Dal ballo, ai corteggiamenti e a finire sui lettini in spiaggia a scopare il passo fu abbastanza rapido.


Graziella e Renata erano sempre in coppia, Lidia preferiva sparire da sola e a volte la rivedevano solo alla mattina a colazione. Questo palliativo sembrava funzionare e consentiva di affrontare il resto dell’anno anche se con frequenti soluzioni autarchiche di ripiego. A trentasei anni Graziella commise il suo secondo errore e anche il terzo. Il marito era già ammalato grazie alle 80 sigarette che fumava ogni giorno e lei ebbe la disgraziata idea prima di scoprire riviste porno in camera del figlio diciassettenne, poi di spiarlo dalla porta socchiusa, un pomeriggio sul letto intento a masturbare un pene che fra le gambe di un ragazzino era veramente esagerato. Rimase scioccata per un solo motivo: si era eccitata. Era sbagliato, ma era successo. Luca era il suo orgoglio, la sua soddisfazione di madre, bello, alto, muscoloso, sportivo, ottimi risultati al liceo, l’università in arrivo, insomma il guaio era stato accorgersi che era un uomo e con un sesso che l’aveva turbata. Questo turbamento la perseguitò per mesi obbligandola a masturbarsi fantasticando i più scatenati amplessi col figlio. Era arrivata a punto di toccarsi sul letto seminuda sperando che la vedesse dalla porta socchiusa e fosse lui a fare il passo fatale.








La morte del marito, per altro ampiamente annunciata, la calmò temporaneamente da questo tormento incestuoso, che dopo qualche mese ritornò ancor più devastante. Trovò il coraggio di parlarne con Renata. Al contrario delle sue aspettative non la giudicò e imputò il problema alla carenza di soddisfazioni sessuali, l’identico problema che affliggeva anche lei. Poi scherzando le disse:” visto che tu non puoi beneficiare di quel bell’arnese, potresti lasciarlo a me!” Risero assieme come da ragazzine quando dicevano qualche porcata o combinavano qualche pasticcio. Dopo qualche giorno al pomeriggio erano a casa di Graziella e Luca ufficialmente in camera sua a studiare: Renata con una sfrontatezza nuova che stupì l’amica disse:  non è che magari Luchino si sta facendo una sega e riesco a dare un’occhiata al gioiello di famiglia?” Fecero centro in pieno. Costretta vergognosamente a spiare dalla serratura, Renata si sentì le piccole labbra risucchiarle lo slip, davanti alla spettacolo del ragazzo nudo che, in piedi, masturbava come un forsennato un sesso esagerato.






Non riuscì a staccare lo sguardo dalla fessura fino a quando non lo vide schizzare sullo specchio dell’armadio e immediatamente pulirlo con le sue mutande. Ora erano in due a volerselo fare, ma solo Renata era decisamente nella possibilità di riuscirci,  Graziella non poté fare altro che accantonare l’idea e aiutare l’amica del cuore nella operazione di conquista. Fece solo una richiesta: poterli guardare di nascosto.

(Io ormai ero con la testa fra le cosce di Graziella e leccavo quel sesso che, forse per i ricordi, era di nuovo lubrificato, lei alternava il racconto a piccole pause per infilarsi in bocca il mio pene, ormai strapronto.)

Fu ancora la fantasia decisamente perversa di Graziella a preparare la trama del coinvolgimento. La settimana successiva avvisò Luca che martedì sarebbe stata a Brescia tutto pomeriggio, forse sarebbe passata Renata per scegliersi degli abiti che a lei andavano larghi e che poteva tranquillamente portarseli via. Renata arrivò appena dopo pranzo, Luca era sdraiato sul divano a guardare la televisione. Dal tempo che ci mise ad aprire la porta, dopo aver spento il video registratore, dal rossore del suo viso e i pantaloni mezzi slacciati, non le fu difficile immaginare che stesse guardando un porno. La conferma fu il titolo leggibile sulla costa della cassetta che spuntava ancora dal lettore. Renata si sedette sulle di fronte ad un imbarazzatissimo Luca e, facendo uno sforzo per la sua scarsissima  predisposizione ad esibirsi, accavallò le gambe così lentamente che il ragazzo non poté che ammirare le sue mutandine. 






Il programma prevedeva che lei sarebbe  salita nella camera di Graziella per scegliere e provare dei vestiti, lasciando la porta semi aperta. Luca passando l’avrebbe vista mezza nuda e corso in camera sua a masturbarsi, lei dopo poco sarebbe entrata beccandolo sul fatto e aiutandolo a risolvere il problema dell’erezione con una soluzione a due. Graziella sarebbe rientrata in silenzio e assistito allo spettacolo dal solito buco della serratura. Non funzionò esattamente così. Luca vedendola seminuda invece di sparire in camera aprì la porta e dopo due minuti stavano scopando come forsennati nel letto matrimoniale di Graziella, con la porta aperta. Graziella rientrata silenziosamente dovette passare davanti a quella porta e si fermò solo un attimo, con i sensi che si sconvolgevano davanti alla scena. 






Panico generale. Chiuse la porta e scese in salotto. I rei scesero dopo qualche minuto. Imbarazzo di Luca, finte e scontate scuse di Renata e soluzione modernamente condivisa: l’accaduto doveva rimanere fra quelle mura, Renata aveva problemi col marito che la trascurava sessualmente, Luca aveva delle sane pulsioni da soddisfare, la mamma generosa (ma profondamente invidiosa) avrebbe chiuso un occhio se i due affamati si fossero ancora incontrati segretamente in quella casa, ma almeno non nel suo letto. Graziella non ebbe mai il coraggio di spiarli, ma si accontentò di ascoltare i loro gemiti con l’orecchio alla parete.




(io e Graziella avevamo ricominciato a fare l’amore con meno furia e più tenerezza … almeno fino a quando mi disse:” mi porterai mai a Milano in quelle vie con i guardoni.”)

5 commenti:

  1. Come sempre stupiscono i tuoi racconti dettagliati e molot eccitanti...
    Grazie continua così...

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  2. ...anch'io vorrei continuare per molto a raccontare episodi della mia vita ... ma prima o poi li avrò esauriti ... e dovrò solo sperare di viverne di nuovi per poterli descrivere !!!

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  3. WOW .... Avró da leggere per tutto il weekend : credo che sará una compagnia interessante ;-P

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  4. Siii ... era un ricordo che mi piaceva troppo per diluirlo in più puntate ... così ho pensato a questo lungo fotopost da proporre a chi ha tempo e voglia di dedicarvisi .... se poi la voglia gliela fa venire il post stesso ....!! meglio ancora ...

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  5. Non credo che ti manchino le occasioni e questo blog non finirà mai...
    Certo che ci saranno, come quelle di questo post, che sono indimenticabili e altre magari meno eccitanti...
    Ma sono pur sempre attimi della tua vita...
    :)

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